Sos Genitori

La rubrica digitale della pedagogista.

SOS FAMIGLIA

genitoriQuando c’è un bimbo piccolo in famiglia si scopre una nuova dimensione della casa, mai sperimentata prima: il pavimento.

Passati i primi mesi di vita di un bambino, trascorsi fra la culla, il fasciatoio e le braccia protettive di mamma e papà, si comincia a pensare che il bambino possa stare un pochino per conto suo, a guardarsi  intorno, nel seggiolino o nell’ovetto. Da questa posizione guarda gli adulti che si muovono intorno a lui e gli parlano o gli sorridono; dopo qualche tempo incomincia a tenere in mano un oggetto, un piccolo e morbido sonaglio, ad esempio.

Ma ben presto anche questo non basta più perché il bambino incomincia ad aver bisogno di muoversi più liberamente, di fare nuove esperienze, per iniziare a rotolarsi, scoprire i suoi piedini e lo spazio intorno a sé.

Un bel tappeto sul pavimento è il modo migliore per iniziare un nuovo percorso che porterà il bambino a scoprire le risorse del suo corpo e la sua capacità di muoversi nello spazio. E’ un’esperienza importante: l’opportunità di muoversi liberamente permette alle naturali tappe dello sviluppo motorio (come sgambettare, rotolare, sollevare il capo e le spalle, stare seduto e poi carponi) di svolgersi spontaneamente, secondo i tempi naturali del bambino.

Sedersi per terra accanto a lui, tenere a portata di mano un bel cesto con tanti sonagli morbidi e colorati può essere un buon modo per trascorrere del tempo insieme, ma nello stesso tempo anche per  favorire l’autonomia del vostro bambino.

Dott. Tina Isacco

pedagogista

Share

La Paura nei bambini: approfondimenti della psicologa

La paura fisiologica dei bambini

Quando si ha paura si sta male” dentro”. La paura è una emozione avvertita da ogni essere umano e può essere considerata come un meccanismo autoprotettivo del cervello che permette al bambino di acquisire nel corso del suo sviluppo strategie di difesa verso i potenziali pericoli  che provengono dall’ambiente. La sensazione della paura spesso si riferisce ad una situazione “non capita” dal bambino ma ben definita e riconosciuta spiacevole per lui. La paura vissuta dal piccolo non si presenta in maniera aperta e chiara né tanto meno il bambino riesce a verbalizzarla. In questo senso il genitore deve poter leggere dal comportamento non verbale di suo figlio i sintomi che possono indicare un disagio legato alla paura, per intervenire con lui in maniera adeguata. Si consideri che quando  il cervello percepisce il pericolo entra in allarme ed  attraverso i  nervi del sistema nervoso autonomo, invia messaggi agli organi interni regolandone l’attività per adattarla alle esigenze della situazione: lo stomaco è teso, la frequenza cardiaca aumenta, la pressione arteriosa aumenta, mani e piedi sudano, la bocca è secca. Queste sono le reazioni tipiche della paura negli esseri umani.

Cosa accade ad un bambino al di sotto dei tre anni che ha paura, rispetto ad un adulto che ha paura?

L’adulto attiva un ragionamento sulla base delle proprie esperienze,  strategie innovative e risoluzione del problema, (problem solving). Il bambino contrariamente subisce l’emozione della  paura in quanto nell’immediato percepisce  le caratteristiche delle informazioni in arrivo senza una razionalizzazione delle stesse. Il cervello di un bambino al di sotto di un anno apprende in maniera automatica e risponde e si difende esattamente per come riceve: ad uno stimolo segue un atto motorio. Tanto più è piccolo, tanto più utilizza il proprio corpo come strumento di espressione del proprio disagio. Nel primo anno di vita il bambino vive le paure  generate proprio dalle prime percezioni del suo corpo. E’ il periodo in cui attraverso questo tipo di esperienze spesso casuali si sviluppa una forma di intelligenza primitiva e  concreta: l’intelligenza senso-motoria. Questa forma di conoscenza  è strettamente dipendente dallo stimolo che gli organi sensoriali del bambino percepiscono:

  • Suoni acuti e improvvisi (sistema vestibolare)
  • Lampi, luci violente, oggetti che si avvicinano rapidamente (sistema visivo)
  • Cambiamenti improvvisi e inaspettati, perdita dell’ appoggio (sistema propriocettivo, sensoriale, tattile)
  • Stimoli dolorosi (sistema percettivo-sensoriale)

paura_bambiniTutte le informazioni in entrata nel SNC vengono percepite in primo luogo dal sistema limbico  emozionale il quale offre una colorazione affettiva agli stimoli in arrivo. Nelle prime fasi di sviluppo quando il sistema cognitivo corticale è ancora largamente incompleto, il bambino risponde emozionalmente prima ancora che verbalmente. Per sistema cognitivo corticale si intende l’attività della corteccia cerebrale che controlla il comportamento dell’essere umano come, ad esempio, la concentrazione e l’inibizione degli impulsi, l’elaborazione cognitiva delle informazioni, il relazionarsi sociale. L’emozione si scatena in modo indipendente dal pensiero razionale. Il bambino percepisce  in maniera addirittura amplificata rispetto alla nostra codificazione linguistica, verbale, proprio perché vi è una scarsa integrazione tra la parte affettiva, emozionale e la parte cognitiva ovvero tra il sistema limbico e quello corticale. Egli è completamente assorbito dal suo agire; tutto deve passare attraverso l’esperienza diretta, prima di poter arrivare ad una rappresentazione mentale e concettuale di quanto sta vivendo. Considerate che nel cervello del  bambino il percorso del messaggio in arrivo e la risposta di paura è veloce ed imprecisa e consente solo di “difendersi” da stimoli potenzialmente pericolosi o così percepiti prima di sapere esattamente che cosa siano. Successivamente il bambino, da un anno in su, apprende in maniera più complessa. L’attenzione, la razionalizzazione, l’astrazione, la progettazione, la sintesi…, sono attività cognitive generate dalla maturazione della corteccia cerebrale frontale e prefrontale. Il bambino per fronteggiare la sua paura in maniera adeguata, dovrebbe prima bloccare l’emozione paura e poi attivare un ragionamento;  capacità  impossibile per i bambini al di sotto dei 3 anni.

La spiegazione è data dalla maturazione neurofisiologica del cervello.

fulmini300-150x150La paura è una emozione molto istintiva e geneticamente predisposta anche negli animali e si attiva in un’area primitiva del cervello, il sistema limbico, che attiva l’elaborazione emotiva ed emozionale degli stimoli in arrivo. Mentre la corteccia prefrontale, che è l’area deputata alla elaborazione cognitiva (conoscenza), attiva l’identificazione ed interpretazione degli stimoli sensoriali ed è  in grado di valutare in che cosa consiste un pericolo potenziale. Harry T. Chugani e collaboratori dell’Università della California a Los Angeles dimostrano che l’attività della corteccia prefrontale aumenta nei bambini fra i 7 e i 12 mesi di età. E’ il periodo in cui il bambino richiede la presenza del genitore riconosciuto come l’unica fonte di amore (attaccamento) con una evidente paura per l’estraneo.  Il suo comportamento è determinato dalle funzioni del sistema limbico (cervello emozionale) predisposte a difendere  un equilibrio interno di benessere e di sicurezza, acquisito dal bambino e a rifiutare l’intromissione di eventi che possono “attentare” soprattutto al suo fabbisogno affettivo. Quando si vive in genere una paura  la corteccia prefrontale dovrebbe  valutare il “pericolo”, l’amigdala, che fa parte del sistema limbico regolare l’emozione  (la paura), l’ipotalamo,  in conseguenza di quanto sta accadendo, modulare la secrezione di ormoni che vanno a garantire ai muscoli l’energia necessaria, ad esempio, per una fuga. Il bambino piccolo piange, si dimena; il più grande si nasconde oppure si stringe alla sua figura di riferimento. Ma tutto questo è sempre un comportamento naturale che va maturando con lo sviluppo delle funzioni superiori del cervello. Alla nascita il cervello umano percepisce ancora in maniera globale  e non seleziona i messaggi in arrivo, per cui il bambino “si prende tutto” e si spaventa per il solo fatto che non conosce. Il suono stridulo e disturbante di un campanello non è associabile ai suoni della voce della mamma e del papa o dei familiari…    il rumore di una aspirapolvere o di un frullatore o lo starnuto del papà  non sono ancora ben definiti selettivamente come suoni appartenenti ad eventi quotidiani in un sistema di benessere familiare. Una volta “entrata”  l’informazione  “anomala” nel cervello del bambino piccolo, la stessa, se ripetuta nel tempo ( come può essere anche un campanello allarmante di casa), può  creare uno stato persistente  di paura e disagio che si va esprimendo con risposte somatiche e comportamenti irrazionali come il pianto. In funzione della maturazione cerebrale le paure dei bambini possono essere così  identificate:

Le paure legate allo sviluppo affettivo-emotivo che si presentano nei bambini di 2- 5 anni.

Paura dell’abbandono e degli estranei (1-2 anni) = fase dell’attaccamento. Il bambino ha paura di essere abbandonato dal proprio genitore nel momento in cui egli si allontana da lui. Questa forma di paura si sviluppa paradossalmente dalla maturazione di  una intelligenza più complessa ed elaborata (intelligenza rappresentativa) che comporta nel bambino la consapevolezza di avere accanto a sé precise figure di riferimento, appunto i genitori, che lo amano e soddisfano ogni  suo bisogno cognitivo-affettivo. Si tratta di una reazione assolutamente naturale e necessaria che testimonia il  valore della relazione mamma-figlio, del loro rapporto simbiotico. La paura dell’estraneo presente in questo periodo nel bambino è indispensabile ed è il segnale di un processo di crescita e di presa di coscienza dell’altro e di sé.

Paura del  buio

bambini-che-hanno-paura-del-buioIl bambino intorno ai 6-8 mesi, può avere paura del buio in quanto perde il contatto con l’esterno. Abbiamo già precisato che il bambino “vive” attraverso il suo corpo e quindi i suoi organi di senso. Il buio rappresenta qualcosa che “non vede” e non avendo ancora maturato la capacità di ragionare per astrazione non può identificare il fenomeno buio nella sua realtà oggettiva. Inoltre  quando il bambino inizia ad interiorizzare per associazione che il buio si accompagna al sonno e quest’ultimo all’abbandono del suo mondo cosciente e del genitore che si allontana da lui, si intensifica la sua paura in maniera sempre più cosciente, tanto da anticiparla magari con un pianto disperato e non vuole dormire ancor prima che si verifichi il motivo reale scatenante la paura.. appunto il buio. Tutti i bimbi ne sono, in forme diverse, vittime.

Paure apprese dalla sperimentazione nel proprio ambiente  o a seguito di eventi traumatici .

La paura dei tuoni, dei botti di capodanno, delle belve cattive, delle “alzate” di voce dei vicini…. sono il risultato di un senso di vulnerabilità generato dalla  irrazionalità del bambino che considera questi messaggi ed altri pericolosi per lui”. Si tenga sempre presente che il cervello dei bambini segue una propria logica strutturata sulla componente emozionale/affettiva delle esperienze.

Paure dei bambini in famiglia

Litigi degli adulti, malattie, lutti, scene violente sugli schermi televisivi… i bambini possono dar luogo a timori legati alla perdita del genitore, della propria casa, di tutto ciò che amano.  Questo tipo di paure richiama la presenza del genitore nel selezionare per conto del bambino i messaggi altamente violenti. Abbiamo visto che la via comunicativa preferenziale dei bambini è quella emozionale/affettiva e scopo dell’educazione è anche quello di arrivare a “depositare” nelle sfere cognitive corticali, con gradualità, tutte le informazioni necessarie a far capire al bambino  il perché e il come delle situazioni che vive.

Dott.ssa Elisa Speranza

Psicologo, psicoterapeuta

Share

Paura. Chi non ha paura della paura?

Bambini Paure favolePaura. Chi non ha paura della paura? E chi non vorrebbe proteggere i propri figli dalla paura, in questo modo proteggendo se stessi dalle mille ansie e paure della vita.

In questi ultimi colloqui con i genitori, mi sono spesso imbattuta nella difficoltà di affrontare i sentimenti negativi con e dei propri figli. Si vorrebbe esorcizzare la loro rabbia, l’aggressività e la paura, in una tensione ambivalente per cui evitarle a loro vorrebbe dire anche un po’ proteggere se stessi.

Allora imparare ad accettare i sentimenti negativi, in primo luogo noi come adulti, aiuta anche i nostri bambini ad affrontarli. Il messaggio che vorrei far arrivare ai genitori è che il regalo più bello che noi possiamo fare ai nostri figli è quello di aiutarli a crescere forti e capaci di affrontare la vita, nei suoi aspetti positivi e negativi; imparare a riconoscere i sentimenti positivi di gioia, allegria e amore, come quelli negativi di rabbia, paura e attesa.

Ma come? Prima di tutto accettandoli dentro di noi, e poi, ad esempio, ritrovando il calore e il piacere di rileggere le fiabe popolari classiche con i nostri figli. Biancaneve, Cappuccetto Rosso, Cenerentola, La Bella Addormentata nel Bosco arrivano da lontano a parlare ai nostri cuori di amore, ma anche di malvagità; di paura e di coraggio; di prove difficilissime, ma anche di lieto fine conquistato con destrezza. Bruno Bettelheim ne “Il mondo incantato” descrive l’importanza del messaggio insito nelle fiabe popolari e lo definisce così: “Esse parlano (al bambino) delle sue grave pressioni interiori in un modo che il bambino inconsciamente comprende, e – senza sminuire le violente lotte interiori che il processo di crescita comporta – (le fiabe) offrono esempi di soluzioni sia permanenti sia temporanee a pressanti difficoltà.”.

Mi rendo conto di aver affrontato un discorso molto ampio e che questa ne sia solo l’introduzione; ma, se vi interessa, lo riprenderemo presto….

Tina Isacco, pedagogista.

Share

Giochi creativi con la pasta di sale

Fa ancora freddo, anzi freddissimo. Le giornate in casa con i bambini sono lunghe… Ecco una ricetta semplice, utile per passare il tempo in modo piacevole

La pasta di sale

  • due tazze di farina
  • una tazza di sale fino
  • acqua quanto basta

24.02.2012 322I bimbi più grandi potranno impastare personalmente gli ingredienti e poi iniziare a giocare, per i più piccoli dovrete farlo voi. Capita che alcuni bambini non vogliano nemmeno toccarla, non preoccupatevi basta riprovare più avanti. I più piccoli inizieranno facendo “coriandoli”, cioè spezzettandola in piccolissimi pezzi. Poi si può dare libero sfogo alla fantasia, prima manipolando in assoluta libertà, in seguito inventando mille storie e realizzando piccoli oggetti. Se il gioco inizia a languire basta introdurre una novità per renderlo di nuovo interessante: una conchiglia o un tappo, un piccolo pupazzetto o un animale, qualche foglia di basilico spezzettata… Se i più grandi avranno realizzato un oggetto che vorranno conservare, potrete lasciarlo asciugare tutta la notte sul calorifero e magari dipingerlo il giorno dopo.

 

Share

Imparare a contare

di Tina Isacco, pedagogista di Crescere Insieme

abaco scuolaTempo di vacanze, ma tempo anche di compiti delle vacanze. Un piccolo suggerimento per chi si imbatte nei compiti dei primi anni della scuola elementare. Può essere molto utile tenere a portata di mano un pallottoliere, il caro vecchio pallottoliere. Aiuta a concretizzare i primi concetti matematici. Le addizioni e le sottrazioni non saranno più vaghe astrazioni, ma si concretizzeranno sotto gli occhi divertiti dei vostri bambini. Si abitueranno a contare usando gli occhi e le mani. Realizzeranno i conticini più complessi guardando e contando le palline sul pallottoliere e il risultato non sarà più una magia, ma ne avranno preso consapevolezza contando e spostando le palline.

E se non c’è un pallottoliere a portata di mano? Tirate fuori tutte le matite colorate dall’astuccio e sparpagliatele sul tavolo. Potrete fare la stessa cosa contando le matite, spostandole in piccoli mucchietti a cui togliere o aggiungere altre matite. Ma mi raccomando, tutte queste manovre fatele fare concretamente a loro, ai vostri bambini. voi state ad osservare, al massimo potete dare qualche suggerimento.

Buon lavoro!

Share

Cosa regalare a Natale ai propri figli?

christmast

La nostra psicologa Elisa Speranza ci racconta cosa è meglio regalare ai bambini, a seconda di tutte le fasce d’età e delle loro diverse esigenze.

Continua a leggere qui.

Share

no ai Video giochi sotto l’albero

di Tina Isacco, pedagogista di Crescere Insieme

video game bambiniI nostri bimbi vengono definiti nativi digitali. Il dibattito su come e quando introdurre i giochi digitali nella vita di un bambino è ampio. Io, in questa rubrica, non vorrei entrare nel merito. Il mio obbiettivo è un altro. Vorrei proporvi delle alternative, spunti di riflessione sul “fare” dei bambini con tutto il loro corpo nello spazio e nel tempo. Giochi e esperienze che coinvolgano il movimento, l’incontro e l’instaurarsi di relazioni con gli altri e con l’ambiente che ci circonda.

Ad esempio per Natale non rinunciate a mettere sotto l’albero un bel libro illustrato. Uno di quei libri in cui la storia e le immagini si fondono. Sceglietene uno che vi piaccia molto, comunicherete la vostra gioia al vostro bambino. Leggetevi la storia, ma al vostro bambino raccontatela con le vostre parole, guardando le immagini. Potrete così osservarlo mentre vi ascolta, soffermarvi e ripetere cento volte i passaggi più coinvolgenti, emozionarvi con lui.

Buon Natale a tutti!

 

 

Share